giovedì 16 settembre 2010

Il grido d’allarme dello studioso: «Un reperto unico dobbiamo salvarlo»

Il grido d’allarme dello studioso: «Un reperto unico dobbiamo salvarlo»
DOMENICA, 12 SETTEMBRE 2010 IL TIRRENO - - Lucca

Un gioiello in legno di quercia antico 2150 anni. Così il professor Michelangelo Zecchini definisce il tempio ligneo rinvenuto durante gli scavi archeologici al Frizzone. Grandi travi di legno di quercia perfettamente conservate grazie alle continue alluvioni del Serchio.
Le acque alluvionali negli anni hanno ricoperto i resti con un limo azzurrognolo che ha permesso loro di arrivare fino a noi intatti. Insomma, una piccola Pompei della Piana, ancora meglio di Pompei perché l’acqua e il fango non bruciano, ma aiutano a conservare, come spiega lo stesso Zecchini, che degli scavi è stato il responsabile.
«Le alluvioni sono state una manna per noi - dice - limo e fango hanno mantenuto il legno intatto. Davanti ai nostri occhi, durante gli scavi, è apparso un tesoro di inestimabile valore: quattro travi di legno di castagno su ogni lato del tempio, una scalinata (sempre in legno) che ci fa pensare che il tempio fosse ipogeo, ovvero che si trovare qualche metro sotto il livello di campagna. Al suo interno frammenti di anfore e una semi contenuti nelle stesse anfore, su un pavimento di fogliame». Solo a ricordare la scoperta, Zecchini si emoziona. Il tempio è un esempio unico di architettura lignea di epoca romana del 150 a.C. circa. Altre strutture analoghe non esistono né sarà facile trovarne. Al Frizzone, complice l’antico Auser, oggi Serchio, si sono create le condizioni ottimali per la sua conservazione.
«Con tutti i reperti che abbiamo scoperto, c’è lavoro per generazioni e generazioni di archeologi - prosegue lo studioso -. Moltissimi i ritrovamenti di valore anche per la ricostruzione del paesaggio e della vita dell’epoca. Un esempio: sono stati rinvenuti semi che paiono essere di zucca indiana. Può sembrare cosa da poco, ma sarebbe eccezionale perché testimonierebbe l’esistenza di rapporti commerciali tra la nostra zona e l’estremo oriente già 2200 anni fa. Ora quel tempio che ci ha strabiliati e affascinati, nonostante la generosità del laboratorio Piacenti, rischia di non essere restaurato ed esposto».
A.B.