lunedì 20 ottobre 2008

L’ETÀ DEI RE FINO AL 510 pev

L’ETÀ DEI RE FINO AL 510 pev

A causa della sua posizione allo sbocco della valle navigabile del Tevere al margine della campagna di fronte alle lagune e alle saline costiere, fin dal tempo delle immigrazioni etrusche, al confine del Lazio e dell’Etruria, Roma è il punto d’intersezione di tutti gli spostamenti che avvengono nell’Italia centrale. Mancandole quei rilievi montuosi che gli Etruschi e gli Osco-Umbri sceglievano per farne le loro sedi, Roma si trova esposta alla loro influenza. Il pericolo fece la grandezza di Roma come fece quella di Sparta: dalla situazione limite di un piccolo stato costretto a difendersi usci la potenza militare e politica che diede a Roma il primato sull’Italia.
Il centro d’irradiazione della storia romana è la regione del Lazio, un bassopiano collinoso senza precisi confini ai piedi del vulcanico Monte Albano, oggi Monte Cavo. Un gruppo di villaggi posti tra il corso dell’Aniene e quello del Tevere e collegati fra loro costituirono i cosiddetti villaggi prisci latini. Le Leghe religiose di Giove Laziale sul Monte Albano e di Diana del Lucus Ferentinae presso Ariccia abbracciarono una cerchia più vasta di comunità, che nel 6° secolo si evolsero in città, e alle quali si aggiunse Suessa Pometia. Al gomito del Tevere, al di sopra dell’isola Tiberina, sul Palatium, ovvero colle del Palatino, sorse il più antico insediamento di capanne circolari per una estensione di 10 ettari. Nella valle dove più tardi fu costruito il Foro e che allora era paludosa, sono state ritrovate le tombe più antiche, risalenti all’età del ferro, e cioè i « pozzi » degli « Italici crematori » e le fosse degli « Italici inumatori ». Le popolazioni rurali dell’insediamento, presenti già prima del 900, ma in ogni caso contemporanee degli Ausoni di Cuma, sono discese dai Monti Albani. Più tardi approdarono alle foci del Tevere genti dell’Egeo settentrionale, che si possono identificare coi leggendari Eneadi. Dal punto di vista del culto e
del diritto il loro avvento è l’inizio stesso della storia della città: il loro nome, quello del fondatore Romolo, quello dei più antichi gruppi di cittadini, cioè delle tribù dei Ramni, Tizii e Luceri, le insegne e il potere dei magistrati (detti magistratus), il vestito del re e della divinità suprema venerata sul Campidoglio, cioè sulla nuova cittadella, sono di chiara origine etrusca. Agli Etruschi è del resto dovuto anche il prosciugamento della valle del Foro, e sono i rapporti con l’Etruria che fanno di Roma la più antica città-mercato europea, contrapposta alle città-fortezza degli Etruschi e degli Osco-Umbri. L’insediamento detto Septimontium abbraccia ora il Palatium, il Velia, il Germalus, l’Oppius, il Fagutal, il Cispius e il Coelius. Sotto il cosiddetto lapis niger del Foro è stata scoperta una tomba etrusca. Dall’Etruria nel sesto secolo si trasferisce a Roma la gens Tarquinia. La migrazione della gens Claudia dai Monti Sabini in Roma e l’avanzamento dei Greci di Cuma contribuiscono ad abbattere il giogo straniero. La popolazione era divisa allora in 3 tribù, ognuna di 100 cavalieri e di 1000 fanti, e politicamente in 30 curie. Come sempre presso gli indoeuropei, le curie rappresentano il popolo presso il re, mentre il popolo dispone del diritto di veto, che più tardi evolverà nel diritto di eleggere magistrati, formulato nella lex curiata de imperio.
Un computo del tempo, esatto con approssimazione, è possibile per Roma soltanto dalla calata dei Galli, cioè dall’anno 387, mentre una precisa cronologia si ha soltanto dallo sbarco di Pirro, cioè dall’anno 280. Il 753, l’anno della fondazione di Roma, che costituisce il punto di riferimento nel computo ah Urbe condita, si trova per la prima volta in Varrone.